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La medicina funzionale

23 giugno 2018 Digipuntura 0

La matrice interstiziale fu definita da A. Pischinger come una struttura intercellulare regolata dal sistema nervoso vegetativo con una spiccata azione immunologica e sede di scambi metabolici, costituita da elementi del tessuto connettivo, fibre nervose, vasi capillari, metaboliti, sali, enzimi catalizzatori e scorie. Per terreno diatesico s’intende una condizione predisponente a determinate alterazioni funzionali; molti studiosi sono concordi che è il terreno a regolare la crescita delle colonie microbiche selezionandole in base al tipo di depositi e di scorie stivate nel liquido interstiziale e nelle cellule. Il fluido extracellulare è in continuo movimento e permette lo scambio gassoso di ossigeno e anidride carbonica. Se si determina un rallentamento dei flussi di scambio si generano condizioni di stasi e di edema interstiziale con acidificazione e gelificazione della matrice conseguente crescita microbica cui segue ossidazione e alterazione delle proteine funzionali e strutturali delle cellule e dei catalizzatori ionici.

Una caratteristica della matrice interstiziale è che vive una doppia fase di acidosi e di alcalosi in contrapposizione al flusso ematico, cioè quando il liquido interstiziale è in alcalosi il sangue è in acidosi (dalle 3 a.m. alle 3 p.m.), viceversa quando la matrice è in acidosi il sangue è in alcalosi (dalle 3 p.m. alle 3 a.m.). Questo fenomeno oltre ad essere come un meccanismo di difesa, per evitare che repentini cambi di pH coinvolgano l’intero organismo nella sua totalità, serve per dare alla matrice la possibilità di compiere i processi di assimilazione cellulare, di controllo sulle frazioni antigeniche e microbiche e riparare le strutture danneggiate, espellere le tossine. Da esperimenti svolti dal biologo A. Gurvitsh nella prima metà del secolo scorso e da F.A. Popp verso la fine degli anni ’80 si osservò che interponendo o meno lastre di vetro impermiabile ai raggi UV tra colture cellulari distinte, si giunse a considerazioni che le cellule comunicano tra di loro nell’emissione di biofotoni influenzando i meccanismi di replicazione cellulare.

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