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Fitoterapia

17 giugno 2018 Digipuntura 0

Per Fitoterapia s’intende l’impiego terapeutico di estratti farmaceutici originati da piante medicinali o specialità erboristiche. Ha un origine antica tanto che si ritiene risalga all’Era Aurea dell’uomo agli albori della civiltà, quando la vita stessa degli uomini era immersa nella natura circostante. L’uomo antico pare che percepisse l’ambiente in modo molto più sottile rispetto a oggi. L’uomo di allora sentiva di assumere determinate piante per stare meglio, per alimentarsi o per aprire le porte della percezione. In fitoterapia si riconosce una parte denominata principio attivo ed un’altra detta fitocomplesso, queste parti insieme caratterizzano ogni specialità erboristica. Agendo in sinergia si supportano l’un l’altro nell’offrire al paziente quel substrato enzimatico e minerale necessario per riattivare e riequilibrare quelle correnti umorali e il sistema immunitario, atte alla facilitazione dell’espulsione tossinica molte volte la sola responsabile di molti processi patologici. La fitoterapia moderna impiega preparati codificati ove vi è un titolo di principio attivo che esprime il valore terapeutico del preparato farmaceutico osservato in oltre 30 anni di studi clinici. Le forme di più comune impiego sono le Tinture Madri o TM dove i preparati sono estratti e dissolti da pianta fresca con una base alcolica, secondo una proporzione di 1 a 10 per la scuola francese o di 1 a 5 per la farmacopea tedesca e italiana. Vi sono gli Estratti Secchi o ES contenenti il preparato farmaceutico secco o disidratato e triturato finemente, ove il contenuto di principio attivo minimo per capsula viene indicato sulla confezione secondo canoni internazionali riconosciuti. Vi sono gli Estratti Fluidi o E.F. che si presentano in fiale 1 a 1 o concentrati, anch’essi esprimono sulla confezione il contenuto di principio attivo di sostanza, solitamente in un solvente acquoso dolcificato.
Vi sono gli Estratti Molli o E.M. ma di più difficile rinvenimento e impiego terapeutico anche perché in proporzione 1 :

1. Vi è ancora il Taglio Tisana dove i preparati si presentano in parti secche o triturate o con diverse specialità erboristiche ad attività sinergica per determinate patologie. Da recenti studi in ambulatorio di chirurgia emerge che solo il 22% ammetteva di utilizzare erbe medicinali prima di un intervento chirurgico. In realtà questa percentuale è molto più alta perché alcuni pazienti o non li considerano farmaci o perché ritenevano i medici impreparati o che avessero pregiudizi. E’ quindi necessario che i medici chiedano in modo specifico ai pazienti se hanno assunto erbe medicinali nel periodo preoperatorio.

INTERAZIONI ED EFFETTI COLLATERALI

AGLIO L’Aglio induce inibizione dell’aggregazione piastrinica, aumento della fibrinolisi e svolge una modesta attività antipertensiva. Per questo può aumentare il rischio di emorragie intraoperatorie specie se associato ad altri antiaggreganti del sangue. Va sospeso almeno 7 giorni prima dell’intervento chirurgico.

ECHINACEA L’Echinacea induce un’attivazione dell’immunità cellulo-mediata se assunta per un massimo di 8 settimane. Oltre questo periodo avviene un immunosoppressione con il rischio di stimolare infezioni opportunistiche o di ridurre la guarigione delle ferite chirurgiche. E’ stata associata a reazioni allergiche per cui va utilizzata con cautela nei pazienti con asma, atopie e rinite allergica.

EFEDRA L’Efedra aumenta la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa. Vi è un forte rischio di ischemia miocardica, ipertensione, tachicardia ed aritmia se associata ad Alotano, può inoltre causare instabilità emodinamica intraoperatoria, miocardite, interazione pericolosa con inibitori delle MAO con iperpiressia, ipertensione e coma. Va interrotta almeno 24 ore prima dell’intervento.

GINGKO BILOBA Come l’Aglio induce inibizione della coagulazione del sangue aumentando il rischio di emorragie intraoperatorie specie se associato ad altri antiaggreganti piastrinici. Va sospeso almeno 36 ore prima dell’intervento chirurgico.

GINSENG Il Ginseng induce un’inibizione dell’aggregazione piastrinica, aumenta il rischio di emorragie, presenta un’azione ipoglicemizzante, un interazione con antiaggreganti quali il Warfarin anullandone l’effetto.Va sospeso almeno 7 giorni prima dell’intervento chirurgico.

IPERICO L’Iperico interagisce con gli isoenzimi del citocromo P450 3A4 rafforzandone l’attività degli inibitori della serotonina e così dare una sindrome da eccesso di serotonina a livello centrale. Sono state osservate interazione con Triptani quali il sumatriptan, naratriptan, rizatriptan, zolmitriptan con aumentati effetti serotoninergici e aumentate reazioni avverse. Con SSRI quali citalopram, fluoxetina, fluvoxamina, paroxetina, sertralina dando aumentati effetti serotoninergici ed aumentata incidenza di reazioni avversi sia nei disturbi ossessivo-compulsivi che nella depressione maggiore. Interazioni con inibitori delle proteasi indinavir, nelfinavir, ritonavir, saquinavir e con inibitori non nucleosidici della trascrittasi HIV efavirenz, nevirapina con possibile perdita dell’effetto HIV soppressivo. Interagisce con alcuni contraccettivi orali come l’etinilestradiolo con il rischio di gravidanze non desiderate e comparsa di emorragie. Con la ciclosporina riducendone del 49% la sua azione antirigetto nei trapiantati. Con anticolvulsivanti tipo carbamazepina, fenobarbital, fenitoina aumentando il rischio delle convulsioni. Con i teofillinici con possibile perdita di controllo delle crisi asmatiche. Con alfentanil annullandone l’effetto anestetico. Con midalzolam annullandone l’effetto sedativo. Con lidocaina annullandone l’effetto anestetico, con calcioantagonisti e nell’isoforma P450 2C9, nei confronti della warfarina e alcuni FANS. Interagisce con la digossina con perdita del controllo del ritmo cardiaco o inducendo insufficienza cardiaca. L’induzione enzimatica è più marcata quando vi sono altre erbe medicinali. Va sospeso almeno 5 giorni prima ell’intervento chirurgico.

LIQUIRIZIA La Liquirizia può interferire con i cortisonici aumentandone gli effetti collaterali, va quindi evitato l’uso contemporaneo. KAVA KAVA I kavalattoni hanno effetti dose-dipendenti sul sistema nervoso centrale tra cui proprietà antiepilettiche, neuroprotettive e anestetiche. La Kava può agire come sedativo ipnotico potenziando la neurotrasmissione inibitoria dell’acido gamma amino butirrico GABA. I Kavalattoni aumentano il tempo del sonno indotto da barbiturici fino al coma (alprazolam). Potenzia l’effetto degli anestetici. Un utilizzo prolungato può causare tolleranza, assuefazione e astinenza acuta dopo sospensione. In dosi massicce può indurre “dermopatia da kava” con eruzioni cutanee squamose reversibili. Va sospesa almeno 9 ore prima dell’intervento.

VALERIANA La Valeriana si ritiene agisca sul GABA inducendo sedazione e sonno prolungato con barbiturici e anestetici in relazione dose-dipendente. Può dare astinenza acuta dopo sospensione. La fitoterapia ha accompagnato l’uomo antico dalle origini della civiltà anche se nell’ultimo mezzo secolo ha assunto un ruolo più celato nei paesi occidentali. Circa la metà dei preparati farmaceutici attuali in commercio derivano da sostanze del mondo vegetale. Oggi l’interesse sempre più crescente verso la fitoterapia e l’erboristeria da parte di una società sempre più esigente ci porta ad approfondire ulteriormente gli studi e le ricerche cliniche in merito alle sue grandiose capacità terapeutiche. I Fitoterapici in mano a medici fitoterapeuti esperti si rivelano l’ausilio più straordinario nel processo di guarigione e per questo la Fitoterapia è sempre stata una degli attori principali negli impieghi clinico-terapeutici del teatro farmaceutico, quella Vis Medicatrix Naturae, quella forza ritrovata o perduta in grado di riconciliare lo spirito affranto o ferito, quel tramite in grado di sanare dolcemente e profondamente in modo completo e mirabile gli esseri viventi.

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